Per anni, abbiamo parlato della Cina come di un “treno in corsa” capace di mantenere tassi di crescita a doppia cifra, o comunque ben oltre la media globale. Oggi, il panorama sta cambiando: si prevede che la crescita cinese possa moderare dal 5,0% nel 2024 al 4,3% nel 2026. Non è un crollo, ma è un chiaro segnale di un riallineamento strutturale.
Ma cosa c’è dietro questo rallentamento? La risposta è complessa, ma il fattore cruciale, e più immediato, è la progressiva scomparsa dello stimolo fiscale massiccio che ha sostenuto l’economia.
La “Sbronza” degli Stimoli: L’Effetto Scia
Dopo il periodo difficile, la Cina, come molti Paesi, ha iniettato liquidità nell’economia. Questi interventi (stimoli fiscali, investimenti infrastrutturali e supporti mirati) hanno avuto l’effetto desiderato: hanno dato una spinta immediata, permettendo al Paese di registrare un solido 5,0% nel 2024.
- Effetto Goma Elastica: Questa spinta è come una spinta potente che, una volta esaurita, porta a una decelerazione naturale. Gli investimenti una tantum non si ripetono con la stessa intensità ogni anno.
- Debito Locale: Gran parte di questi stimoli sono stati finanziati attraverso le amministrazioni locali, aumentando il loro livello di indebitamento. Il Governo Centrale sta ora cercando di limitare l’eccesso di spesa non produttiva, il che si traduce in meno progetti infrastrutturali giganti e quindi in meno crescita immediata.
I Due Grandi “Mali” Strutturali
Il graduale ritiro dello stimolo colpisce un’economia che già deve affrontare sfide strutturali profonde:
- La Crisi Immobiliare Cronica: Il settore immobiliare cinese è stato per decenni il principale motore di crescita e risparmio. Con la crisi di colossi come Evergrande e il crollo della fiducia dei consumatori, questo settore sta drenando risorse e fiducia. Il Governo sta lavorando per contenere il rischio, ma il settore non è più il “gigante” che era.
- La Fiducia del Consumatore: La Cina sta cercando di passare da un modello basato sulle esportazioni e sugli investimenti a uno guidato dai consumi interni. Tuttavia, la disoccupazione giovanile e l’incertezza economica hanno portato le famiglie cinesi a risparmiare di più e a spendere di meno. Questa cautela frena la crescita dei servizi e del commercio al dettaglio.
Verso una Crescita di Qualità, Ma Più Lenta
La moderazione della crescita (passando dal 5,0% al 4,3%) è vista da Pechino come un passo necessario verso un obiettivo più grande:
- Priorità alla Qualità: Il Governo cinese ha ribadito l’intenzione di concentrarsi su una crescita di “alta qualità” (incentrata sulla tecnologia, l’innovazione e la sostenibilità ambientale) piuttosto che sulla mera quantità (il PIL). Questo richiede tempo e investimenti selettivi, non l’iniezione massiva di denaro.
- Sfida Demografica: Sullo sfondo c’è la sfida demografica. La popolazione cinese sta invecchiando rapidamente e la forza lavoro sta diminuendo. Questo mette un freno strutturale alla produttività a lungo termine, indipendentemente dalla politica fiscale.
In sintesi, la decrescita prevista non è un segnale di allarme rosso, ma il risultato del fatto che il “carburante extra” degli stimoli si sta esaurendo, rivelando le crepe strutturali sottostanti. La Cina si sta muovendo verso un modello di crescita più maturo e sostenibile, ma inevitabilmente più lento, in linea con le sfide di una grande economia che ha raggiunto lo status di Paese a reddito medio-alto.

